Forse di quello raccontato magistralmente in questo testo me ne sto stufando (o forse è una fase). Salve due storie brevi e relativamente tormentate, una donna da chiamare fidanzata da più di un anno (due) latita - anche perché, amiche mie, non è che v'impegnate tanto. L'anno scorso di questi tempi, dicevo sticazzi ed ero forse più elettrico e disinvolto. Adesso è un fatto, che i giochi e rituali me li sto guardando da bordo campo. S'ha da vedere se come antropologo o al limite tifoso; o semplicemente per una questione di turnover. Mi cullo nell'assenza di aspettative: pur tenendomi il giovedì mattina libero, che non si sa mai.
Arriva lo ye-yé
Portami fuori a cena, Baustelle
Fammi vedere il centro
La tua pelle odora d’oleandro
Scortami gentilmente
In una discoteca
Sulle stelle
Dammi una sigaretta, “Copenhagen”
Fammi vedere gli occhi
La tua pelle esce da scollature
Ferisce mortalmente
Baciami bella bionda
Sulle stelle
Passano
Le straniere comprano
Le fontane crollano
Sono come me
Vengono da tristezze artiche
Nei locali cercano
Forme di ye-yé
Paga tu il conto, amore
Per favore
Portami in un albergo
Per due ore
Profuma di Stoccolma
La schiena tua spogliata
Amami una volta nella vita
Ballano
Le svedesi
Portano minigonne pallide
Sono come me
Dondola
La mia vita solita
Tutto questo implica
Una gioventù
Urlano le straniere comprano
Tutto questo implica
Forme di ye-yé
Brancolo nell’agosto torrido
Questo film ridicolo
Quando finirà?